MATERIALI
“IL BRUTTO ANATROCCOLO”

a cura di Marco Scialanga
Con la collaborazione di
Fabio Tucci
Smonta, pulisci, incolla, lucida, prova e
poi gira che ti rigira se il torneo è di quelli in cui c’è il
rischio d’incappare in una bella figuraccia per l’ottimo livello
tecnico degli avversari che dovrai incontrare, ecco rispuntare
dal cassetto le vecchie care basi Subbuteo con il loro brutto ma
efficace profilo irregolare. Con trenta e più anni di onorata
carriera hanno solcato in largo e in lungo decine di campi,
spesso son passate di mano in mano, alcune di loro portano
indelebili i segni di taglierini e bisturi che né hanno violato
i segreti, eppure eccole lì sempre pronte all’uso come un
vecchio campione di razza che non tradisce mai quando il gioco
si fa duro.
Stiamo parlando, per chi non lo sapesse,
principalmente delle mitiche basi “dux”, ma non solo, un
particolare tipo di base leggermente più larga di quelle
originariamente montate sulle prime squadre HW e con il bordo
del diametro superiore, quello dove alloggia l’inner per
intenderci, notevolmente più spesso di quelle normali. Queste
basi fin dai primi anni settanta sono divenute un’autentica “leggenda” tra i subbuteisti, soprattutto tra gli agonisti, eppure
sembrerebbe ormai certo che il loro iniziale successo fu del
tutto casuale.
conosciute con il nomignolo di
“barchette”, qualche volta quasi indistinguibili tra loro,
sarebbero state in realtà il frutto di piccoli errori umani o di
amalgama della plastica nel corso della loro lavorazione
manuale, anziché il risultato finale di un preciso progetto di
un “designer” studiato a tavolino per creare un prodotto
decisamente più performante.
La verità, anche sé qualche irriducibile
sostiene ancora il contrario, è che queste basi in realtà furono
per molto tempo perlopiù materiali di scarto che spesso non
superavano nemmeno il primo controllo di qualità. Questo, perché
magari maldestramente tagliate troppo in fretta e ancora a caldo
dall’albero di fusione o semplicemente a causa della diversa
reattività dell’amalgama tra le plastiche di differente
colorazione, ma che i responsabili delle fabbrichette
d’assemblaggio del Kent, alle prese fin da subito con un
quantitativo di richieste del mercato nazionale e internazionale
di gran lunga superiore alle più rosee previsioni, non potevano
permettersi di cestinare. Di qui l’idea di riciclarle in piccoli
lotti, montandole alla spicciolata, non più di due o tre, su
squadre che per il resto presentavano, invece, basi più regolari
e di qualità esteticamente superiore. Un piccolo, furbesco
escamotage, insomma, per non dare troppo nell’occhio e
risparmiare qualche soldo!
Quando però i primi accaniti subbuteisti
britannici e del Vecchio Continente si accorsero che i mini
calciatori con sotto i piedini quelle basi più arrotondate e
stortignaccole agganciavano e tiravano come ossessi, il “brutto
anatroccolo” divenne immediatamente il “cigno”
più bello e ricercato del “panno verde”
...alla prossima puntata