INTERVISTA A “TOMAS72” APPREZZATISSIMO OLD-SUBBUTEISTA ROMANO ED ECCELLENTE PAINTMAKERS
Quest’aspetto peculiarmente artistico della sconfinata passione che Fabio nutre per qualsiasi cosa che sia attinente al Subbuteo, ci incuriosiva parecchio e allora siamo andati a trovarlo per scambiare quattro chiacchiere e magari carpirgli qualche segreto.
Allora
Fabio, la tua passione per il gioco del Subbuteo è nota ai più,
ma quando e perché è nato in te il desiderio di metterti alla
prova anche con il pennello?
Ho
iniziato a dipingere nel 1986, dopo aver partecipato al mio
primo torneo regionale AICMS. Cominciai a raccogliere
informazioni dai vari iscritti a quella manifestazione che
sfoggiavano in campo splendide squadre dipinte a mano e dopo
aver comprato i colori, iniziai a riprodurre le prime maglie
(West Ham e Manchester UTD) usando però, per paura di sbagliare,
degli stecchini invece del pennello. Con il tempo, poi, ho
affinato la tecnica.
Molti
tra i più bravi “Pittori Subbuteo” italiani non hanno resistito
alla tentazione di cimentare la propria abilità su “omini” di
nuova generazione come i 2k4 Stefan Corda o gli L1 Top Spin,
quelli che ti conoscono, invece, sanno bene che se le miniature
che devi dipingere non hanno, sotto le scarpette, la “barretta”
o non sono vecchie “moulded figures” tu non tiri fuori nemmeno
il pennello. Perché questa predilezione?
La
risposta è semplice: sono un vecchio romantico. Ho iniziato a
giocare a Subbuteo quando avevo dieci anni con miniature HW e LW
e a queste, sono rimasto affezionato. Certo, non posso
nascondere che alcuni degli “omini” cui facevi riferimento siano
dal punto di vista estetico notevolmente belli, ma gli HW
classici, come gli “old” e soprattutto i vecchi “Moulded” hanno
un fascino particolare e ineguagliabile. L’emozione e la
soddisfazione che provo quando dipingo una squadra “Walker”,
“Winged Shorts” o “Scarecrow” non è paragonabile a nessun’altra
realizzazione. Per farla breve, insomma, adoro il materiale
delle vecchie “scatole verdi”, anche se mi rendo conto che la
tecnologia e il progresso sono in grado ormai di fornirci
materiali interessantissimi, come ad esempio le nuove miniature
T2 della “Top Spin”, molto simili alle HW e molto resistenti
agli urti, che pitturo altrettanto volentieri.
Parliamo di colori. Negli
ultimi anni, anche grazie a tecnologie sempre più avanzate, il
mercato modellistico offre una vasta gamma di smalti e acrilici
per dipingere miniature di vario genere e anche all’interno del
“Mondo Subbuteo” da qualche tempo s’è fatta strada l’idea di
poter quantomeno affiancare alcuni di questi nuovi prodotti ai
mitici “Humbrol”, senza per questo inficiare il risultato in
termini di qualità e resa. Tu cosa né pensi?
Ho
visto molta gente che utilizza colori ad acqua e acrilici di
ultima generazione con ottimi risultati ma credo che gli Humbrol
rimangano sempre i migliori per dare quel tocco di peculiarità e
vecchio stile alle miniature.
Ci
sveli qualche segreto?
Perché
no, ma solo qualcuno eh! Scherzo… non ci sono segreti, se hai
passione.
Come
tratti le miniature prima di dipingerle?
Cerco,
intanto, di recuperare vecchio materiale e poi lo smonto
accuratamente prima di cominciare qualsiasi tipo di lavoro. Una
volta divisi i vari elementi (omini, basi, inners e rondelle)
procedo alla sverniciatura dei giocatori con uno sgrassatore per
cucina (il Fornet Chanteclair disincrostante, il Mastrolindo
disincrostante) e dopo averle risciacquate e asciugate una a una
procedo alla verniciatura senza sottoporle a successivi
trattamenti particolari.
Pensi
che “primer”, “addittivi” o una leggera mano preventiva di
colori base possa migliorare il risultato e semplificare la
pitturazione?
Sinceramente non lo so! Io non uso nessun prime o additivo
perché ritengo che la semplicità renda le miniature più belle e
originali. L’importante è sverniciarle bene.
Protettivi e lucidanti sono davvero indispensabili per
salvaguardare nel tempo la tenuta dei colori?
Il
protettivo, per esperienza personale, non lo trovo
indispensabile, perché giocando, le miniature sono comunque
soggette all’usura del colore. A
ogni buon conto, dare una mano doppia del color carne, il
più esposto al deterioramento, può essere un buon deterrente.
In
molti provano a dipingere squadre Subbuteo, ma non tutti ci
riescono bene. Quali sono, allora, per la tua esperienza, le
doti essenziali, quelle dalle quali non si può proprio
prescindere, per raggiungere almeno un buon livello?
Prima
di tutto avere pazienza e passione. Altrettanto fondamentale è
poi avere le idee chiare: scegliere cioè accuratamente il
soggetto che si vuole realizzare, reperire se possibile foto o
stampe della divisa scelta e valutare bene la gamma dei colori
da utilizzare. Per la scelta delle misure dei pennelli non mi
sento di influenzare nessuno, perché la ritengo molto
soggettiva, anche se per le rifiniture consiglierei almeno un
10/0. Per il resto, posso solo aggiungere che per una buona
riuscita della squadra è sicuramente importantissimo stendere
bene il colore facendo grande attenzione a non creare grumi o
eccedenze specialmente sotto le ascelle e tra le gambe.
Per
quanto riguarda il metodo, invece, io di solito uso quello
classico, iniziando a dipingere cioè prima le maglie, i
calzoncini e i calzettoni e poi il resto … e comunque,
soprattutto, divertitevi e i risultati arriveranno!
Grazie
Fabio!
Grazie
a Voi, e alla prossima…
Esempio del talento di tomas72 - Quando si raggiunge l'eccellenza...
Ci congediamo da Tomas72 strappandogli la promessa di venirci a trovare al più presto in redazione per parlare stavolta di basi e lucidi, altro campo in cui il Nostro è ferratissimo, senza però fargli perdere altro tempo, perché sta finendo di dipingersi un Barnet “replica” ref. 35 su figure T2, montate su basi e inners originali subbuteo anni ’70: da paura!