CURIOSANDO TRA LE PAGINE DEL WEB E QUELLE DEI GIORNALI ALLA RICERCA DI ARTICOLI CHE PARLANO DI SUBBUTEO

 

Questo mese abbiamo scelto un pezzo, a nostro avviso, bellissimo scritto da 

Alessandro Mortelliti

pubblicato dalla rivista Uk football, please

n° 19 - giugno 2007

 

Subbuteo, made in UK

 

Sono sicuro che tutti i lettori di questa fanzine abbiano giocato, più o meno 15/20 anni fa, a Subbuteo. Almeno una volta. Anche se “if you try, you never go back!”, una volta provata la prima schiccherata sfido chiunque a non aver seguitato nel tempo a continuare a giocare attorno al tavolo di casa con quegli omini dal baricentro così basso tale da impossibilitarne la caduta…almeno fino all’adolescenza.

Anche perchè che si creava attorno al famoso panno verde era così magica che sembrava di aver riprodotto proprio una partita del campionato inglese, forse anche influenzati dalle foto sulla confezione del “gioco”. Infatti per il Natale 1987 mi feci regalare la “club edition” del 1987-88 con una bella immagine di Aston Villa – Watford (probabilmente dell’83) sulla copertina.

Avevo 10 anni e la passione me l’attaccò un compagno di classe della 5’ elementare che spesso portava a scuola due portieri e qualche giocatorino vestito d’arancio. L’Olanda. Fù così che mi si apriva un vero e proprio universo: la confezione del Subbuteo conteneva 2 squadre, una rossa (in rappresentanza di Perugia, Piacenza, Varese, Islanda, Corea del Nord, Malta, Shelbourne, Cliftonville e Portadown) ed una blu (Novara, Cavese, Cardiff city, Tranmere, Belenenses, Limerick, Carl Zeiss Jena e Giappone); 2 palloni uno bianco e uno arancio; due porte e un panno verde, ossia il campo da gioco. Il necessario per poter giocare, ma gli accessori erano innumerevoli: dai palloni con il logo Mitre o Tango, tribune coperte e scoperte, riflettori per le partite in notturna, recinzioni, telecamere da bordo campo, terna arbitrale, giocatori di riserva in tuta, allenatori, raccattapalle, i tipici poliziotti a cavallo, tabellone segnapunti, barellieri, spettatori da dipingere o già dipinti, riproduzioni della FA cup, della Coppa Campioni, centinaia e centinaia di varietà di squadre dipinte a mano dall’Inghilterra al Burkina Faso o dal Man UTD alla Cavese e chi più ne ricorda più ne metta! Questo assortimento così vasto ha attirato anche le simpatie di molti collezionisti (i pezzi più vecchi sono oggi ben quotati).

La mia collezione è composta dalle squadre di: Lazio (e/o Manchester City), Italia, Francia, Inghilterra, Brasile, Milan, Juventus (ma anche Udinese ed Ascoli) e Bayern Monaco (Galles e Aberdeen) oltre a due tribune scoperte sponsorizzate Umbro con 25 spettatori, arbitri, tabellone e porte con pali rotondi (quelle in dotazione hanno i pali squadrati). Ma a chi venne questa rivoluzionaria idea?

Ad un certo Peter Adolph, ornitologo inglese nel 1947. Cosicché oggi il Subbuteo compirebbe 60 anni…infatti la sua produzione da parte della Subbuteo Sports Game LTD di Leeds, compagnia della Waddingtons Games, dopo aver raggiunto il picco negli anni settanta e ottanta fu ceduta alla statunitense Hasbro che nel 2000 ne cessò il commercio vista la concorrenza dei videogiochi.

Il distributore italiano, la ditta Edilio Parodi ne riprese la produzione su licenza fino al 2003.
In origine Adolph avrebbe voluto chiamare il suo gioco The Hobby che in inglese significa passatempo ma l’ufficio brevetti non lo ritenne possibile così ripiegò su una parte del nome scientifico in latino di un tipo di falco, il falco subbuteo.

di Alessandro Mortelliti, da UKFP n° 19 - giugno 2007